Torniamo agli inizi del
1900. In soccorso (si fa per dire) di Einstein e dei fisici newtoniani
giunsero altri fisici, tra i quali Werner Heisenberg. Costui ci pensò su
qualche anno e infine formulò una spiegazione: la questione non era continuare
a soffrire inutilmente per il fatto che la natura rispondeva con dei paradossi,
ma bisognava “porre domande giuste” e soprattutto inserire nelle risposte il
concetto di indeterminazione. Tutto questo senza però provare la sgradevole
sensazione di essere entrati in un labirinto buio, freddo e ostile. Heisenberg
aveva adottato una delle possibili definizioni di paradosso, quella secondo la
quale: le risposte sembrano contraddittorie ma in realtà sono vere.
Si trattava dunque di
approdare alla enunciazione matematica e coerente di una nuova teoria. Questa
teoria venne formulata, nei primi tre decenni del secolo, da un gruppo
internazionale di fisici che comprendeva alcuni tra i più brillanti scienziati
dell’epoca: Max Planck, lo stesso Einstein, Niels Bohr, Louis
De Broglie, Erwin Schrodinger, Wolfgang Pauli, Paul Dirac
e Werner Heisenberg. Planck definì la teoria: quantistica o meccanica
quantistica.
La meccanica quantistica
descrive il comportamento della radiazione,
della materia e delle loro interazioni nel mondo atomico e
subatomico. L’inconsistenza e l’impossibilità della meccanica
classica di rappresentare la realtà sperimentale, furono le
motivazioni principali che portarono allo sviluppo della meccanica quantistica
nella prima metà del XX secolo. La caratteristica fondamentale della meccanica
quantistica è descrivere la radiazione e la materia sia come un fenomeno ondulatorio
che, allo stesso tempo, come entità particellari, al contrario della meccanica classica
dove per esempio la luce è descritta solo come un’onda o l’elettrone solo come
una particella. Questa inaspettata e contro intuitiva proprietà, chiamata dualismo onda-particella, è la principale
ragione del fallimento di tutte le teorie classiche sviluppate fino al XX
secolo. La relazione fra la natura ondulatoria e quella corpuscolare delle particelle
è stata formulata nel principio
di indeterminazione di Heisenberg.
Riflettiamo ancora su
queste definizioni: radiazione, materia, interazioni, fenomeno ondulatorio,
dualismo onda-particella. Nelle narrazioni mediatiche, veicolate da media classici
o nuovi media, si potrebbero rinvenire similitudini quali: “circolazione
dei contenuti=radiazione”, “contenuti=materia”,
“interazioni=interattività”, “dualismo onda-particella=bipolo
vero-falso”?
Può apparire un volo
ardito ma … forse è utile.
E ancora le entità
particellari potrebbero essere l’equivalente delle sterminate catene di 0 e 1
tipiche del mondo digitale? E il fenomeno ondulatorio potrebbe essere la
comunicazione virale? La riproduzione e la circolazione dei contenuti in rete è
molto facilitata: talvolta si manifesta come fenomeni inarrestabili che da un
punto di immissione si propagano in diverse direzioni, quali ondate di
consenso/dissenso, ad altissima velocità.
I formulatori della teoria quantistica e del principio di indeterminazione, ci ricorda ancora Capra “… unirono le loro forze al di là dei confini nazionali per plasmare uno fra i periodi più entusiasmanti della scienza moderna, un periodo che vide non solo brillanti scambi intellettuali, ma anche drammatici conflitti umani, oltre che profonde amicizie personali, fra gli scienziati. … La nuova scienza richiedeva profondi mutamenti nei concetti di spazio, tempo, materia, e di rapporto causale e poiché questi concetti sono così fondamentali per il nostro modo di sperimentare il mondo, la loro trasformazione fu sentita come un grande trauma”. Oggi quei fisici sono considerati dei geni, degli eroi, per il fatto che dibattevano sul primato della conoscenza della materia e delle sue leggi fisiche.
Una teoria quantistica dell’informazione in Rete ?
Una teoria
dell’informazione in Rete oggi dovrebbe risolvere e armonizzare questioni
direttamente legate anche al POTERE, alla CIRCOLAZIONE del DENARO, alle VISIONI
RELIGIOSE, alla struttura stessa dell’ORDINE MONDIALE. Probabilmente ciò è
attualmente impossibile su vasta scala e, nonostante l’impegno delle Nazioni
Unite per attivare e mantenere il dialogo sulla Governance Globale di Internet,
il tentativo coinvolge solo elite circoscritte.
Ciò nonostante
proseguiamo nella nostra riflessione provocatoria, sempre in ossequio
all’auspicato riconoscimento – per lo meno questo – che il cambio di paradigma
è già avvenuto in fisica e che, prima o poi, un evento simile riconosciuto
dovrebbe avvenire anche nella POLITICA dell’INFORMAZIONE e contestualmente
nella POLITICA e GEOPOLITICA tout court.
In questa sede non ci addentreremo nella dimostrazione della teoria quantistica, né del principio di indeterminazione. Le diamo per scontate e chi vuole potrà affrontarle da sé. Ad ulteriore sostegno però di quanto stiamo cercando di chiarire, mutueremo alcune affermazioni relative alla meccanica quantistica applicandole al Mondo Digitale, secondo questa equazione: “Media Classici : meccanica classica = Internet : meccanica quantistica”.
Il Principio di Indeterminazione in Internet.
Nell’ambito di Internet, in cui si generano effetti grazie a narrazioni/contenuti fatte di interminabili sequenze di 0 e 1, trasportabili, ricostruibili e modificabili ad altissime velocità, le precedenti leggi deterministe dei Media Classici, basate su “causa-effetto”, (per esempio i mitici “cui prodest” o “follow the money”), non conducono ad una completa determinazione di ciò che accade nella scena descritta (la società globalizzata). La Manifestazione in progress, (di una Cronaca che tende tumultuosamente a sostituirsi alla Storia, nelle aree di consenso/dissenso che si determinano per mezzo delle interazioni digitali,) è piuttosto soggetta al gioco del caso. Il “caso” va inteso come l’interazione di un numero indefinito di “fonti” e “azioni” – incluse quelle anonime e/o segrete – che si intersecano e si annichilano senza alcun governo centrale.”
(Libera elaborazione da: Annali matematici di Heisenberg, 1926)
C’è da aggiungere anche che il Caso può essere inteso come “la manifestazione di leggi complesse che ancora non conosciamo”.
L’applicazione del
Principio di Indeterminazione di Heisenberg in Internet, fra l’altro, rende
ampia ragione dell’impossibilità, mediante l’esclusiva osservazione esterna, di
determinare le origini e gli intenti delle Fonti, in quanto noi nel semplice
osservare restiamo totalmente estranei al Cybermondo. E inoltre una
Fonte-notizia (spesso) esclude l’altra. Quando una notizia viene smentita da
un’altra, nella nostra coscienza il loro effetto congiunto tende a zero: è un
processo assolutamente simile all’annichilazione di cui parla Heisenberg.
L’informazione nel web è di fatto una dimensione a sé, una nebulosa digitale (non materica), con leggi proprie, ancora in gran parte sconosciute, che usa sì molteplici elementi materici tipici dei Media Classici (infrastrutture di distribuzione, testi, foto, filmati, etc.…) ma nella quale non possiamo addentraci con gli strumenti d’indagine e le Leggi della Tradizione per coglierne interamente la natura. Vi sono infatti due sostanziali elementi di indeterminazione nel web che si rafforzano e alimentano a vicenda: l’onnipresente dualità “vero/falso” e la potenziale non-localizzazione delle Fonti. Il Principio di Indeterminazione in Internet rappresenterebbe dunque una nuova chiave di volta della Rete Digitale. Esso dovrebbe sancire il sostanziale indeterminismo delle narrazioni, delle valutazioni e dei giudizi finali e suggerire finalmente un nuovo tipo di approccio alla Società Globalizzata che deve sottrarsi totalmente alle Leggi deterministe e manichee della Comunicazione classica e delle altre conoscenze generali orientate in modo coatto dalla tradizione newtoniana.
La misurazione simultanea
L’impossibilità di
conoscere e misurare con precisione simultaneamente due Fonti in contrasto,
equivale all’impossibilità di formulare Verità, per dirla con Heisenberg: “senza
un’incertezza ineliminabile”
Un esempio di
misurazione simultanea: tutti gli attori noti e anonimi dei recenti scontri in
Siria, presenti allo stesso tavolo materico (stesso Luogo, stesso Tempo),
ascoltati e osservati mentre ognuno riporta la propria versione senza temere
alcun giudizio e alcuna punizione e senza rivendicare alcun primato.
Impossibile! Solo in questo caso teorico però l’indeterminazione tenderebbe a
zero. I concetti di giudizio e punizione rimandano alle pratiche che si
svolgono nei Tribunali dove, infatti, si cerca di portare a galla la verità
processuale. Ma i Media Classici non sono Tribunali, anche se per tanto tempo
hanno giocato questo ruolo.
Nel web, il fatto che
tutti gli attori noti e anonimi si manifestino da luoghi e in tempi diversi, fa
sì che l’indeterminazione tenda al massimo: al Caos. Non è un caso (o forse lo
è?) che il gruppo di hackers di Amburgo nel quale – secondo alcune fonti – è
stato allevato Julian Assange si era definito “Cahos Computer” già
nel 1988.
Ma esiste una strategia
condivisa e organizzata degli hackers finalizzata al raggiungimento di
obiettivi comuni e condivisi? Probabilmente no!
Esiste una strategia
condivisa e organizzata da parte dei Governi (Fonti e Azioni ufficiali) e delle
loro strutture e sottostrutture di Intelligence (Buchi Neri che comunque
producono la sequenza fatti-narrazioni)? Certamente no!
Quindi sono in corso N.
guerre diverse tra N. soggetti che hanno valori, aspettative e tradizioni
diverse e che non prevedono vincitori e vinti classici, nè buoni e cattivi
classici.
Questa condizione di
indeterminazione non è dovuta (solo) a una conoscenza incompleta, da parte
dell’osservatore-analista, dello stato in cui si trova lo scenario osservato,
ma potrebbe considerarsi una caratteristica intrinseca, quindi ultima e
ineliminabile, Mondo Digitale. Il fatto è che il web è nel Mondo ed è “anche”
il Mondo. E pertanto estende la sua caratteristica dovunque ci siano oggi un
PC, un tablet, una tastiera, un mouse, un videotelefono cellulare, etc…
Nella Storia degli Umani
– diranno i più cinici e avveduti – è sempre andata così! Le sequenze
fatti-narrazioni intrise di vero-falso favorevole all’Osservatore Dominante
hanno da sempre dato conto della Storia Ufficiale. OK. Ma prima non c’era il
Web planetario, le informazioni non circolavano alla velocità con la quale
circolano oggi, non c’erano gli smartphone che riprendono la realtà a la
sbattono in Rete con pochi click. Non c’erano gli Mbps ovvero i Mega bits per
second ovvero i Milioni di bit al secondo che entrano e escono dai nostri
strumenti digitali disegnando e ridisegnando la Politica, la Finanza, il
Commercio, la Guerra, la Cultura, il Tempo Libero, il Lavoro, etc… La Storia
la scrivevano i vincitori e si poteva credere e far credere di avere in biblioteca
la Verità. Una verità ossuta, autoritaria, implacabile. Sacra. Newtoniana.
Oggi, il rifiuto
ostinato dell’approccio indeterminato è il segno di un basso livello di
evoluzione, è un atteggiamento tipico di identità rigide (inflessibili ma
fragili) che hanno bisogno di identificazioni ombrello sotto le quali
ripararsi, invece di esercitare un tollerante e partecipante attivismo, magari
innervato da una sana com-passione.
Certo! Tutto ciò può
apparire complicato e aggirabile, mentre invece è complesso e inevitabile. In
certe giornate è più facile schiantarsi in poltrona a guardare uno dei tanti TG
che trabocca di “verità classiche” piuttosto che fare lo slalom tra
le Fonti e le interpretazioni. Ma … è il Digitale bellezza!
Nella meccanica
quantistica il Principio di Indeterminazione ha posto fine al determinismo così
come lo aveva teorizzato in origine Isaac Newton e
rielaborato in tempi più recenti il marchese De Laplace. Si noti che
oggi anche le leggi fisiche ammettono una molteplicità di soluzioni.
Bisogna dunque tenere a
mente che quanto accade nella Storia e nella Geopolitica si deve sempre
ricondurre a molteplici attori, a contrastanti origini e attendersi “incertezze
ineliminabili” e sviluppi imprevedibili, senza introdurre vincoli tali da
ridurre a una sola la causa e ad uno l’effetto possibile, ma tentando di
valutare, per lo meno, N. Cause e N. Effetti possibili. Per esempio,
bisognerebbe accettare e riconoscere che Chiunque può cambiare opinione e
direzione in corso d’opera. Che molti mescolano vero e falso per conto di
qualcuno o per paura di qualcuno o semplicemente perché lo ritengono opportuno.
Bisogna ammettere che non è un Governo o un Servizio Segreto che decide di fare
un’azione, ma “pezzi” di Governi o “pezzi” di Servizi Segreti che operano affinché
accada qualcosa; spesso, troppo spesso, senza l’autorizzazione o il consenso
trasparente dei vertici o magari con un loro tacito inespresso consenso.
La teoria della
meccanica quantistica – e dell’informazione quantistica nel web – non predice, né
prevede più un’unica soluzione o una sola verità, ma un insieme di soluzioni
e/o visioni associate a probabilità. È buona pratica infatti
ipotizzare “scenari” piuttosto che emettere sentenze e giudizi. I sociologi si
sforzano da decenni di far accettare il concetto di uniformità tendenziale al
posto del concetto di verità, ma gli Opinionisti, i Titolisti e i loro Editori
non amano questo stile che considerano vago, non utile all’organizzazione del
consenso e procedono in ranghi serrati nella compilazione delle liste sulla
lavagna dei Media Mainstream : buoni – cattivi, vincitori – vinti, terroristi e
non, ricordando spesso beotamente che i Mercati non amano l’incertezza e
ammettendo dunque che non sono al servizio della Società Civile ma dei
Mercanti.
Di fatto, nei Media
(tutti in questo caso), come nella meccanica quantistica: quanto più è
fintamente precisa la verità divulgata (la misura impossibile), tanto più essa
è perversa, invasiva e soprattutto modifica il fenomeno da misurare.
Il prodotto delle
incertezze, intese quali visioni probabilistiche, comunque non deve essere
superiore al diritto e al dovere di osservare, commentare, formulare scenari e
intervenire conseguentemente. La condizione che dovrebbe muovere gli Umani nel
XXI secolo e’ che si continui a misurare e valutare costantemente Ogni
Causa-Fonte, anche le apparentemente minori e ogni Effetto da esse generato.
Purtroppo, questa non è la convinzione dominante: quindi il contrasto tra buoni
e cattivi perdurerà per chissà quanto tempo.
Tornando al Cyberspazio: come già accennato, esso è tanto ricco di fluttuazioni informative quanto di omissis, ed è denso di coppie di affermazioni vero/falso che si creano e si annichilano a vicenda, al punto di essere considerate onde informative virtuali (butterflies news, notizie farfalla che durano un giorno), ma in realtà esse possono perdurare nelle pieghe delle memorie digitali-virtuali costruite con miliardi di miliardi di 0 e 1 (i terabytes) e restano, se reperite, in qualche modo efficaci.
Battutacce tra scienziati ricchi e famosi
Einstein
mise in discussione il Principio di Indeterminazione con la frase: “Non
credo che Dio abbia scelto di giocare a dadi con l’Universo”. Bohr,
che era uno dei sostenitori dell’Indeterminazione, gli rispose: “Einstein,
smettila di dire a Dio cosa fare con i suoi dadi”. Recentemente Stephen
Hawking ha aggiunto: “Einstein […] sbagliò
quando disse: «Dio non gioca a dadi». Le sue considerazioni sui Buchi Neri – [e
la Comunicazione ne è piena] – suggeriscono infatti che: “non solo Dio gioca
a dadi, ma che a volte ci confonde gettandoli dove non li si può vedere.”





